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E’ ormai diventato il simbolo del medico in ogni ambito: il fonendoscopio. In ogni rappresentazione grafica quando si vuole indicare un contesto medico compare in maniera stilizzata un fonendoscopio; la sua presenza è diventata quasi banale. In ogni segnaletica la sua silhouette sta ad indicare un percorso medico, non esiste centro medico specialistico in cui non venga impiegato per definire la medicina internistica, se associato al disegno di un cuore per la cardiologia. Nell’immaginario collettivo ha superato il caduceo con il serpente aggrovigliato, simbologia classica della medicina.
La sua figura schematica ricalca la struttura del fonendoscopio costituito da due archetti con all’estremità due olive auricolari e da un tubo flessibile in materiale plastico che termina in una struttura piana con una membrana. Quanto recepito dalla membrana viene trasmesso alle orecchie.
Il portarlo al collo era uno dei passaggi più significativi dello studente di medicina: voleva dire che si stavano frequentando “le cliniche“, quindi vicini alla laurea. I più sprovveduti agli inizi lo chiamavano “il coso per sentire“. I più datati di noi ricordano come l’ostentarlo era sinonimo di rango; era permesso solo ai medici ed agli studenti degli ultimi anni. Anche se ora il suo impiego si è esteso al personale infermieristico al giovane medico infonde ancora tono e padronanza: il gestirlo con nonchalance comunica serenità e competenza.

                                                                            Fig 1

Lo strumento non è altro che l’evoluzione di un’idea geniale di un piccolo ma “gigantesco“ medico francese di Quimper, un paesino della Bretagna: René Theophile Hyacinthe Laennec.
E’ uno strumento ancor oggi efficace e le cui varianti nel tempo poggiano tutte sul principio base identificato da Laennec.
Tutto ha inizio il 13 settembre 1816. Laennec, come vedremo, è a Parigi ed è diventato un noto medico internista, sempre sulla breccia contro le malattie polmonari, la maggior parte frutto del flagello del momento: la tubercolosi. Poter analizzare i rumori prodotti dai movimenti di un polmone o di un cuore malati diventa fondamentale per arrivare ad una diagnosi e quindi ad una terapia efficace.
Ma non è facile poter ascoltare chiaramente solo ponendo l’orecchio direttamente sulla cute al petto o alla schiena del paziente. A ciò si aggiunge la difficoltà, frutto della morale del momento, di effettuare la manovra su un paziente di sesso femminile.
Laennec è da tempo che si arrovella per trovare un mezzo che gli permetta di ascoltare in maniera chiara i rumori anomali di un organo malato ma la soluzione gli sembra lontana non raggiungibile. 
Sono dei bambini che quel pomeriggio di settembre gliela fanno trovare: Laennec sta attraversando in carrozza la piazza del Louvre a Parigi per tornare a casa dall’ospedale.
I bambini giocano intorno ad una catasta di pali di legno: uno pone l’orecchio all’estremità di un palo molto lungo mentre un altro all’estremità opposta picchietta con le nocche sul legno del palo. Chi ascolta e riceve il segnale deve alzare il braccio e comunicare il numero di percussioni fatte dal compagno di gioco. Laennec fa fermare la carrozza e osserva: si accorge che il numero riportato da chi ascolta è sempre esatto rispetto il numero delle percussioni; il metodo funziona, la trasmissione acustica è efficace.
Ha l’intuizione folgorante. Scappa a casa e chiede al portinaio del palazzo di salire con lui nella sua abitazione dove ha il suo studio; prende alcune copertine cartonate, le arrotola a tubo, chiede al portinaio di mettere a nudo il torace su cui pone il tubo. Dalla parte opposta del tubo sente in maniera distinta i movimenti respiratori e i battiti del cuore, molto più chiari ed amplificati di quando poneva l’orecchio a contatto della cute del torace.
E’ nato lo stetoscopio e con lui “ l’auscultazione”, una delle manovre semeiologiche ancor oggi valide. Farà parte fondamentale della “semeiotica”, la disciplina medica che studia i sintomi e i segni clinici.   
Laennec cerca subito un nome alla sua invenzione e ne pensa vari: toraciscopio, pettoriscopio, cornetto medico, ma alla fine sceglie stetoscopio; dal greco stetos, petto, e scopeo, osservo. Il nome scelto rende chiaramente la funzione voluta da Laennec: osservare attraverso l’auscultazione gli organi intratoracici. Laennec ci terrà molto al termine da lui coniato di “auscultazione”: è un latinista appassionato dei classici latini e sa che “auscultare” significa ascoltare con attenzione, in contrapposizione con “ audire” che significa udire, semplicemente sentire.
Il momento storico della medicina di quel momento è infatti quello della medicina anatomo-clinica: è una medicina che si fonda sull’osservazione ed interpretazione dei sintomi rapportandoli alle lesioni di un organo.
Laennec ci terrà molto al termine da lui coniato di “auscultazione” : è un latinista appassionato dei classici latini e sa che “auscultare” significa ascoltare con attenzione, in contrapposizione ad “ audire” che significa udire semplicemente.
Non è l’unica parola della terminologia medica che deve la paternità a Laennec: è lui che studiando il fegato degli etilisti  definisce il termine di “cirrosi “ in relazione al colore brunastro, chirros in greco, assunto dall’organo malato.
E’ con lui che nasce il termine di “tubercolosi “: identifica il nodulo, tuberculum in latino, presente nei polmoni dei malati di tubercolosi. Sarà poi nel 1882 il tedesco Robert Koch a scoprire l’agente microbico responsabile della malattia: il mycobacterium tubercolosis.
Laennec nasce a Quimper in Bretagna nel 1791; è una cittadina antica capitale della Cornovaglia francese con una bellissima cattedrale sul cui sagrato si erge una statua in onore di Laennec voluta dai medici di Francia. La madre muore giovane mentre il padre è un perditempo sedicente poeta. Lo alleva uno zio medico, Guillaume Laennec. E’ minuto e di costituzione gracile, è alto m.1,60.

                                                                                                                     Fig 2

 

                                                                                                                          Fig 3

 

Si appassiona alla musica fin da giovane e diventa ottimo suonatore di flauto; la sua conoscenza musicale gli sarà d’aiuto nello sviluppare ed affinare l’auscultazione con la sua invenzione. 
A vent’anni decide il grande salto per la sua preparazione medica e va a Parigi insieme al fratello Michuad. I soldi sono pochi e i due si spostano a piedi: trecento kilometri in dieci giorni. Si stabiliscono in quartiere latino (ancor oggi così denominato) adiacente all’università e in cui abitano gli studenti; trae il nome dal fatto che la lingua ufficiale del mondo accademico tra professori e studenti è il latino. A Parigi convergono studenti provenienti da ogni parte ed il latino è come l’inglese attualmente.
Frequenta uno degli ospedali più prestigiosi della capitale: l’ospedale della Charité, fondato nel 1600 verrà demolito nel 1935 per far posto alla nuova facoltà di medicina. Al Charitè insegna e professa uno dei migliori clinici europei: Jean Nicolas Corvisart. E’ un momento magico per tutta la medicina europea; si sta passando da una medicina ancorata a vecchi dogmi ad una medicina razionale e Corvisart è uno dei maggiori artefici. 

                                                                                                                        Fig 4

 

                                                                                               Fig 5

Il personaggio è carismatico in tutti i sensi: è il medico personale di Napoleone che è diventato Imperatore e crede ciecamente in lui. Corvisart ha capito il nuovo vento che sta investendo tutti i campi medici: l’osservazione diretta dei sintomi, il quadro clinico, del paziente correlati ai reperti dell’esame autoptico, quindi la visione diretta di un organo malato, permette di comprendere la malattia. Il nuovo atteggiamento predicato da Corvisart verrà definito “sensualista” per sottolineare l’importanza dei sensi del medico nel cogliere ogni segno visibile, palpabile, udibile, odorabile, perfino gustabile. Nasce l’attuale esame clinico, quello comunemente chiamato “la visita“.
Corvisart insegna agli allievi e pubblicizza una manovra semeiologica che tutti noi conosciamo ed abbiamo visto esercitare dal medico: la percussione.
Il medico con due dita percuote con alcuni colpetti la mano messa a piatto su una regione del corpo e ne ascolta il suono che ne risulta; questo può essere sordo o sonoro a seconda che l’area sottostante abbia una struttura solida o cava. Può infatti sembrare derivante dalla percussione di un ceppo di legno o di un tamburo.
Corvisart è scientificamente corretto: dichiara pubblicamente che il metodo nasce dall’intuizione di cinquant’anni prima del medico austriaco Joseph Leopold  Auenbrugger e traduce in francese un libretto dell’austriaco sull’argomento.
Auenbrugger ha fatto un capolavoro di poche pagine in cui descrive le sue esperienze nella diagnosi di malattie del torace mediante la percussione. E’ lui che per primo identifica la manovra semeiologica e descrive il tono risonante in “alto timpanico”, “indistinto“ o “ottuso“. Auenbrugger ha potuto captare facilmente le variazioni di tono perché è anche un appassionato musicista; scrive e collabora con Antonio Salieri (l’antagonista di Mozart) alla stesura dell’opera “Lo spazzacamino“, mentre con la moglie compone alcune sonate.

                                                              Fig 6

 

Ha capito le potenzialità della percussione osservando il padre birraio che pratica la manovra per capire quanta birra è ancora contenuta nei barilotti.
Anche Corvisart lascerà il suo nome a varie patologie: la malattia di Corvisart come ipertrofia cardiaca, la facies di Corvisart nello scompenso cardiaco ed il complesso di Corvisart nella tetralogia di Fallot con arco aortico destroverso.
Laennec segue Corvisart e nel 1804, anno dell’incoronazione di Napoleone ad Imperatore, si laurea. Le declinanti fortune napoleoniche negli anni seguenti ammassano negli ospedali parigini molti feriti e con le guerre aumentano i casi di tifo; Laennec ha modo di fare molta esperienza all’ospedale della Salpetrière dove ha iniziato ad esercitare.
Nel 1816 vince il concorso e diventa l’internista all’ospedale Necker; è in tale anno che mette a punto lo stetoscopio ed una lapide all’esterno dell’ospedale ricorda ancor oggi il fatto.

                                                                                                                        Fig 7

 

Tre anni dopo pubblica in due libri di circa 700 pagine ognuno tutta la sua esperienza con lo stetoscopio nella diagnosi delle malattie di cuore e dei polmoni: “Trattato sull’auscultazione mediata e le malattie del cuore e dei polmoni”. L’aggettivo “mediata” sottolinea il mezzo del suo strumento interposto tra l’orecchio del medico e il corpo del paziente.
Nei due libri per ben tre volte, grazie la sua profonda conoscenza musicale, riporta un pentagramma con note musicali per descrivere i soffi rilevati.
Professionalmente è all’apice; tra i suoi pazienti figura il papa Pio VII prigioniero di Napoleone. L’impiego dello stetoscopio si allarga e molti colleghi si convertono al nuovo mezzo diagnostico che subirà modifiche nel corso degli anni. Da semplice tubo unico, che Laennec vorrà sempre chiamare “ bastone“, sarà in due pezzi per poterlo smontare e tenere in tasca, quindi in legno con un’estremità ad imbuto ed una a disco.

                                                                                                                                                                                          Fig 8

                                                                                                                                                                                            Fig 9

                                                                                                                                                                  Fig 10

                                                                                                                                                                  Fig 11

                                                                                                                                                             Fig 12

 

Nel 1885 George Camman un medico di New York propone uno stetoscopio biauricolare con una lamella di ebano per il torace e due auricolari costituiti da olive in avorio, collegati da tubicini di gomma ricoperta da tessuto. Da qui si passerà allo strumento attuale: il fonendoscopio.
Ormai il nome di Laennec è conosciuto in tutto il mondo medico francese ma la salute lo tradisce: i sintomi della tubercolosi iniziano a minarlo e, come tutti i medici, non vuole convincersi di essere malato e sottovaluta la situazione dei suoi polmoni. Arriva il momento del crollo; si ritira per un periodo nella sua amata Bretagna in una vecchia casa di campagna chiamata nel dialetto locale bretone Kerloauarnec, “posto delle volpi”. Ritorna dopo qualche mese a Parigi per riprendere l’attività in ospedale e l’insegnamento accademico ma ben presto si accorge che non può sostenere gli impegni: o la professione o la vita. Vende allora tutto e l’8 ottobre 1819 lascia Parigi per la Bretagna dove resta per due anni. Il demone, comune alla maggior parte dei medici e comprensibile solo da un medico, lo sollecita e la nostalgia della vita con i pazienti diventa insopportabile; ritorna a Parigi nel settembre del 1821 per riprendere tutto. Nel 1824 sposa con Jacqueline Argou, la sua governante, che nel 1825 resta incinta; per Laennec è un sogno. Purtroppo nel 1826 l’interruzione della gravidanza e il peggioramento dei sintomi della tubercolosi sono per Laennec un colpo mortale; ritorna a Kerloauarnec  dove muore dopo qualche mese.
Il suo testamento recita, in favore del nipote medico, “… lascio soprattutto il mio stetoscopio, la parte migliore dell’eredità.”